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TransVision 2010 Presentation by Emanuele Ratti

TransVision 2010 Presentation by Emanuele Ratti

Emanuele Ratti Emanuele Ratti (Milan, 1985) graduated in philosophy of mind in 2009, with a thesis about the new horizons of Strong Artificial Intelligence. Now he’s studying for an MA in philosophy of information at the University of Hertfordshire, focusing on the relationship between emergentism in philosophy of mind and the new science of computation created by Stephen Wolfram. He’s also interested in biopolitics and bioethics.

TransVision 2010 è un evento transumanista globale che avrà luogo il 22, 23 e 24 Ottobre 2010 a Milano, con varie possibilità di accesso remoto online. Sarà un intenso, rapido e appassionante percorso nel pensiero transumanista contemporaneo, le tecnologie in via di sviluppo, e quelle più visionarie basate su conquiste scientifiche ancora lontane. La conferenza, che avrà luogo da venerdì 22 a domenica 24 di Ottobre alla Sala Carmagnola dell’ Hotel dei Cavalieri a Milano, esplorerà le tendenze scientifiche, tecnologiche, culturali, artistiche e sociali che promettono di cambiare il nostro mondo al di là di ogni aspettativa e potrebbero risultare in una “Singolarità” in solo poche decine di anni.

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PERCHE’ IL TRANSUMANESIMO NON PUO’ NON DIRSI NIETZSCHEANO

La definizione di transumanesimo che trovo più interessante è quella data da Robin Hanson. Recita così:
“Il Transumanesimo è l’idea secondo cui le nuove tecnologie probabilmente cambieranno il mondo nel prossimo secolo o due a tal punto che i nostri discendenti non saranno per molti aspetti ‘umani’”.
Tuttavia i debiti che il transumanesimo ha con altre correnti di pensiero sono di tutt’altro genere.
Il transumanesimo, come tutti ben sapete, è un’ideologia progressista. Il progressismo, scusate la banalità, è quel grande alveo ideologico che crede nella possibilità di un miglioramento continuo dell’umanità mediante l’uso di quella facoltà che è ritenuta tipica dell’uomo: la ragione. Questa è, come sapete, un’idea illuminista.
In quanto figlia dell’illuminismo, l’ideologia transumanista pare profondamente moderna. Se il padre del transumanesimo è l’illuminismo, la madre è la rivoluzione scientifica, anche essa moderna. Si tratta di una derivazione molto importante e potente: il transumanesimo crede che attraverso l’uso delle tecnologie contemporanee (la famosa rivoluzione GNR) – create quindi dalla scienza, a sua volta guidata dalla ragione – sia possibile un miglioramento indefinito dell’umanità.
Detto in questo modo, il transumanesimo sarebbe profondamente passatista, utopico e ingenuo. A mio avviso il transumanesimo si stacca nettamente dal progressismo nel momento in cui non accetta l’idea di un miglioramento progressivo, ma fa sua una speculazione molto più ardita: l’evoluzione autodiretta.
Come sostiene Riccardo Campa “l’idea cardine del transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed è auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole. Noi siamo pronti a fare ciò che la scienza rende oggi possibile, ovvero prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando detta sfida su un piano politico e filosofico, al fine di dare al nostro percorso un senso e una direzione”
In qualche modo il transumanesimo non fa che rendere esplicito un tipico tratto della nostra specie: supplire alle nostre carenze biologiche modificando l’ambiente circostante, arrivando fino alla modifica radicale di noi stessi. In qualche modo usando le nuove tecnologie modificheremo a tal punto noi stessi che il cambiamento sarà di tipo qualitativo, ci sarà cioè un’irriducibilità tra il prima e il dopo certi cambiamenti x, y e z. Niente a che vedere quindi con il progessismo americano del tardo XIX secolo, che propugnava cambiamenti progressivi tesi a migliorare ma senza rivoluzionare. L’evoluzione auto-diretta è anche contro l’evoluzionismo cieco, lento e senza progettualità.
In questo senso il transumanesimo è molto poco moderno. Questa ideologia ha un debito notevole con l’Umanesimo concepito come “rivalutazione della dimensione umana e terrestre dell’esistenza”. Il Transumanesimo ha lo spirito dei grandi navigatori, delle grandi fondazioni, dei grandi portatori di civiltà quali Roma e la Grecia Classica. La mia idea è quindi che ci sia una derivazione storica ma accidentale con l’illuminismo, una derivazione necessaria rispetto alla rivoluzione scientifica e una parentela spirituale con un’attitudine ben più antica, ma ripresa e adattata ai tempi da un filosofo molto famoso nella seconda metà del XIX secolo.
Tuttavia uno dei fondatori del transumanesimo oltre ad altri personaggi di spicco tra cui Riccardo Campa, insistono molto sulla stretta affinità attitudinale con l’illuminismo e in generale con la modernità. Lo scopo di questo breve intervento è di far vedere che il transumanesimo ridotto alla mera filiazione moderna risulta essere molto poco rivoluzionario, e quindi un’ideologia destinata a breve vita.

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Il transumanesimo ha molti nemici: nel momento in cui un nemico è valido risulta essere molto utile. Per dirla con Nietzsche, il nemico è in un certo modo anche mio amico, perchè mi permette di capire chi sono.
Uno dei nemici più validi, forse il meglio equipaggiato, è rappresentato dalla Santa Chiesa Romana.
Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che un’istituzione portatrice di un messaggio così reazionario, così avversa a ogni forma di progresso, con un passato così compromettente, potesse avere voce in capitolo in tematiche così delicate quali lo sviluppo della scienza e delle tecnologie emergenti. Forse perchè gode di un grande numero di fedeli? La ragione non è sicuramente questa. La verità è che la Chiesa Romana è sempre stata retta da una classe dirigente molto capace, e a partire dall’inizio della modernità, pur con momenti bui e agonizzanti, è riuscita a diventare moderna. In altre parole, la Chiesa si è adattata al nuovo ambiente. Se un tempo vietava addirittura le autopsie, oggi ha dei grandi laboratori che fanno della gran ricerca, pur con tutti i paletti etici del caso. Addirittura non mancano i casi in cui questi paletti sono del tutto inesistenti (si pensi al San Raffaele di Don Verzè). Al giorno d’oggi la Chiesa può portare avanti la sua philosophia perennis nel grande caos della transizione tra secondo e terzo millennio, e può farlo sapendo anche di cosa sta parlando, essendo armato di scienziati, filosofi e mezzi economici/editoriali notevoli. C’è flessibilità a tal punto che qualcuno addirittura crede che sia possibile un ponte tra cattolicesimo e transumanesimo, così come qualche millennio fa qualcuno pensò che fosse possibile un ponte tra cristianesimo delle origini e grecità, con tutti gli abominii del caso.
L’identità moderna della Chiesa ci può aiutare a capire come il transumanesimo non deve essere, pena il suo depotenziamento.

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A questo punto mi voglio servire – seppur a livello molto sommario – di alcune ricerche del grande filosofo francese Michel Foucault, poi approfondite dal professor Roberto Esposito, in particolare nel suo libro Bìos .
In questo breve excursus userò il termine ‘politica’ non tanto nel senso anglosassone di politics (dinamiche partitiche) quanto in un senso nietzscheano più originario: politica come modalità in cui il vivente è e vive. Questa è un’accezione meno strana di quanto si possa pensare: in una società come la nostra che va sempre più inesorabilmente verso una assenza di coscienza politica, permangono certe categorie (il fascista, il comunista, il democratico) che automaticamente per il senso comune rimandano ad un certo modo di essere, di comportarsi, di concepire i valori fondanti della società.

Secondo Esposito, l’imperativo della conservatio vitae è l’essenza della politica nella modernità.
Ma andiamo con ordine: Foucault chiama ‘bio-storia’ l’intrecciarsi dei movimenti della vita e della storia, il loro interferire, accordarsi e disarmonizzarsi. Per ‘bio-politica’ intende ciò che fa “entrare la vita e i suoi meccanismi nel campo dei calcoli espliciti e fa del potere-sapere un agente di trasformazione della vita umana” . Per il filosofo francese vita e politica sono sempre in lotta: ad un tempo la vita è matrice e la politica è esito, ad un tempo accade il contrario, ma è una lotta che assume contorni poco chiari, in quanto non ha uno sbocco preciso.
Esposito ritiene che questo intreccio tra politica e vita assuma dei contorni inediti e particolari nella modernità, e in particolare parla di ‘paradigma dell’immunità’: il potere assume il compito particolare di conservare la vita. Per quale motivo questo ‘paradigma’ sarebbe inedito? Nell’antichità non si parlava di immunità? Ovviamente si, ma la vita umana che veniva trasformata era quella comunitaria, e non c’era pianificazione e calcolo esplicito della vita dell’individuo. Consideriamo Hobbes: per questo grande filosofo la vita va incontro all’autodistruzione se lasciata alle sue dinamiche naturali. Così l’individuo per conservare la sua vita deve farla – per così dire – uscire da sé stessa (cioè si deve negare). La vita deve rinunciare alla sua volontà di acquisizione e di potenziamento sfrenato per potersi conservare: la libertà moderna è la rinuncia alla propria bio-potenza in cambio della difesa dagli arbitrii che insidiano la vita del singolo individuo. Questo avviene, per l’appunto, attraverso la subordinazione ad un ordine più grande – la società. Dice bene Esposito che Hobbes è, paradossalmente, il filosofo della pace più che della guerra e del caos. Notiamo en passant che questo è per Foucault anche l’essenza del liberalismo, sottolineando che “da un lato, dunque, occorre produrre la libertà, ma questo stesso gesto implica, dall’altro, che si stabiliscano delle limitazioni, dei controllli, delle coercizioni, delle obbligazioni sostenute da minacce, e così via” . Senza entrare nel merito, le nostre democrazie sono modernissime in questo: c’è un eccesso di leggi che più che aumentare la libertà dell’individuo, la soffoca.
Con la politica all’insegna della conservatio vitae viene totalmente perso il senso ‘comunitario’ del vivere tra i propri simili e, a parte poche esperienze politiche (peraltro maledette e proibite), l’individuo si è ritrovato totalmente atomizzato e isolato. L’individuo moderno per difendere i propri interessi particolari si consegna nelle mani del primo padrone che passa per la strada.
Quindi la politica moderna per il modo in cui nasce può aspirare a diventare progressista ma non sarà mai rivoluzionaria. La politica della conservatio vitae può costruire scuole decenti per i nostri figli, offrirci una buona assistenza sanitaria, ma blocca sul nascere ogni tentativo di potenziamento eccessivo di una parte della società. ‘Quieta non movere’ potrebbe essere uno dei motti per questo tipo di politica: la vita va conservata – ma va conservata così com’è, non bisogna spingerla ad essere più di quello che è ora. Possiamo migliorare alcuni parametri a poco a poco, ma non bisogna spingersi molto in là. Si corre il rischio quindi di identificare il progressismo con un reazionarismo.
Se nella grande Roma repubblicana esisteva una forte spinta pedagogica alla performance individuale (anche se in un’ottica comunitaria) oggi si spingono i giovani a trovare un buco all’interno della società in cui potersi riparare e vivere senza far troppo chiasso.
Il transumanesimo, volendosi presentare come un movimento rivoluzionario, non può che avere una parentela accidentale con tanto conservatorismo. La modernità è sfociata nel pensiero della ‘fine della storia’: la specie umana è data una volta per tutte e non può cambiare – quieta non movere! Il transumanesimo dice l’esatto opposto. Il sogno della modernità era quello di un approdo ad un’epoca di pacificazione di ogni conflitto. Il transumanesimo vuole che l’attitudine umana non smetta mai di mettersi in discussione.
La modernità, almeno nei suoi intenti, è volontà di depotenziamento. Il transumanesimo non può non essere volontà di potenza. Ma cosa si intende per ‘volontà di potenza’? Forse che la vita vuole la potenza? Che la potenza sviluppa la vita biologica? Ovviamente no. Questo concetto profondamente nietzscheano si riferisce al fatto che la vita non conosce altri modi di essere se non quello di un continuo potenziamento. Questo modo originario di essere certamente presuppone un minimo di conservazione della vita – la vita per potersi potenziare deve essere ‘viva’. Tuttavia la conservazione è solo l’inizio, e a volte è necessario anche il sacrificio di questa ‘auto-conservazione’. Lo sviluppo deve subordinare qualsiasi cosa.
Il transumanesimo deve stare molto attento alle sue parentele moderne: il rischio di depotenziamento del movimento è sempre presente.

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Quando prima dicevo che la chiesa cattolica si è modernizzata intendevo ‘modernità’ esattamente come ne ho parlato poco sopra: ha fatto sua questa tematica moderna riadattandola alle sue esigenze, e non è un caso che cattolici, intellettuali di sinistra, conservatori di destra siano molto spesso d’accordo sui temi caldi della nostra epoca quali intelligenza artificiale, nanotecnologie, biotecnologie, ogm ecc: c’è questo spirito di conservazione che è molto marcato. Certo, mi si potrebbe dire che le premesse dei movimenti che si oppongono alla volontà di potenza sono molto diverse, ma all’atto pratico cambia poco: le premesse sono diventate ormai delle formalità per un mondo culturale che pensa nello stesso modo da sinistra a destra.
Giusto per fare un esempio dei rischi che corre il nostro movimento, c’è anche una tematica transumanista che potrebbe essere tranquillamente fatta propria dalla Santa Chiesa Romana: il longevismo.
La dottrina cattolica è riuscita a passare da un disprezzo totale della vita a un attaccamento ad essa quasi maniacale. Le campagne mediatiche e culturali contro una pratica così dotata di buon senso come l’eutanasia sono all’ordine del giorno. La vita è di Dio, non dell’uomo: guai a porvi fine con la propria volontà. Ma come! Una vita tenuta viva dalle macchine è volontà di Dio? Certo è proprio un dio tecnologico. Capite dunque che quando le pratiche longevistiche se buttate fuori dalla porta oggi, rientreranno comodamente dalla finestra nell’agenda mediatica del cattolicesimo.
Non bisogna quindi insistere troppo su questi temi sensazionalistici e un pò messianici: il transumanesimo deve negare ogni appiglio al proprio nemico e puntare sull’evoluzione autodiretta e la volontà di potenza. Questi due temi devono avere la precedenza se vogliamo rendere veramente rivoluzionario il nostro movimento. Dobbiamo trovare il modo di rendere più esplicito questo concetto di volontà di potenza affinchè i nostri discendenti non siano per molti aspetti umani, così come auspica Robin Hanson.

1 Campa, Riccardo, Mutare o perire – La sfida del transumanesimo, pp 240-241, Sestante Edizioni, 2010
2 Esposito, Roberto, Bìos – Biopolitica e filosofia, Einaudi, Torino, 2004
3 Foucault, Michel, La volontà di sapere, p 126
4 Foucaul, Michel, Nascita della biopolitica, p 66, Feltrinelli, Milano, 2009

WHY TRANSHUMANISM MUST BE NIETZSCHEAN

The definition of transhumanism I enjoy more is the following:
“Transhumanism is the idea that new technologies are likely to change the world so much in the next century or two that our descendants will in many ways no longer be ‘human’” (Dr Robin Hanson).
For a new idea it is very important to understand its ideological ancestors, and it is a very hard problem when we consider transhumanism.
As you know, transhumanism is a progessive idea. Progressism is a vast ideology, and its idea is that it is possible to improve humankind through the characteristic faculty of humankind itself: Reason. Again, it is a feature of Enlightenment. If transhumanism is a ‘son’ of enlightenment, we can affirm that it is a modern ideology.
Enlightenment is the father of transhumanism, and scientific revolution is likely to be its mother. This second and modern derivation is very important: the very idea of transhumanism is that we can improve humankind with emerging technology (the GNR revolution). As Sandberg said, “transhumanism is the philosophy that we can and should develop to higher levels, both physically, mentally and socially using rational methods”.
So, where is the innovation of transhumanism? It seems very traditionalist in the world of scientists and philosophers. In my opinion, the very idea of transhumanism is self-managed evolution – a very anti-progressist idea.
As Riccardo Campa writes, “it is possible to sum up the main idea of transhumanism with a ‘slogan’: it is possible and it is desirable to go beyond a stage of blind evolution, encouraging a self-managed evolution. We are ready to do what science nowadays makes possible, taking on our hands our destiny as species. We are ready to accept all the results of biotechnologies, cognitive sciences, robotics, nanotechnologies and artificial intelligence, and we want to analyze these outcomes from a political and philosophical point of view”
Transhumanism makes explicit a particular feature of human beings: we need to modify our environment to make up our biological lacks, and we are now in the situation that we are modifying radically our biology and ourselves. Due to their increasing quantity, all the discoveries and innovations will pass in quality improvement, where by quality we mean a change that cause an irreducibility between before and after some changes x, y and z. This is very different and far from the american progressism of XIX century, that advocated progressive modification to improve without revoultionize.
According to this view, transhumanism is not very modern: it is in debt to Humanism considered as ‘revaluation of human and terrestrial dimension of existence’. Transhumanism has the spirit of great navigators, the spirit of great foundation, the spirit of great civilization as Ancient Rome and Ancient Greece. So the idea of this speech is that transhumanism has an historical – but accessory – derivation from enlightenment, an important and necessary derivation from scientific revolution, and a spiritual affinity with an ancient attitude, re-interpreted by a famous philosopher in the second half of XIX century.
However, one of the founder of transhumanism – together with other important member of H+ – insists on the stricht affinity with enlightenment and modernity. The aim of this speech is to show how transhumanism risks to be waken in its revolutionary purpose, if reduced to a mere modern filiation.

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Transhumanism has many enemies, but a great enemy is useful. According to Nietzsche, the enemy is a sort of friend, because he lets me understand who I am.

One of the most important enemy – if not the greatest – of transhumanism is the Roman Catholic Church.
I often wonder how it could be possible that a so reactionary institution, against any forms of progress, was in the ‘front line’ in topics as the development of science and emerging technologies. Maybe because it has an high number of faithful people? No, it does not. The fact is that Catholic Church is driven, from its birth, by a great managerial staff and in the modern age – of course with hard periods – and it became modern. In other words, the Catholic Church was able to adapt to a new environment. There were times in which it forbid autopsies, but nowadays it has many great laboratories. There are also catholic laboratories without the traditional catholic limits in ethics, as the San Raffaele University in Milan. Nowadays Catholic Church carries its philosophia perennis beyond any others ideology, in the chaotic transition between the second and the third millennium with many worshipper scientists and philosophers. There is so much flexibility that someone considered the possibility of a bridge between transhumanism and catholicism, as thousands years ago someone had considered the possibility of a bridge between christianity and greek culture.
The modern identity of catholic church let us understand how transhumanism must not be if we want to develop its revolutionary potential.

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For the purpose of this speech, I need to introduce – just introduce – some researches of the great philosopher Michel Foucault, and well deepened by the italian philosopher professor Roberto Esposito in his book Bìos .
In this short excursus, I will be using the word ‘politics’ not in the anglo-saxons meaning (parties dynamics). With ‘politics’ I mean the way in which livings are and live: as you all know, it is a use of the word ‘politics’ taken from Nietzsche. This is a meaning that common sense considers: in our society we are going towards a total absence of political consciousness, but there are certain categories (the communist, the fascist, the democrat) that refer automatically to a particular way of being, behave and live.
According to Esposito, the essence of politics in the modern age is the so called conservatio vitae.
Consider Foucault: the french philosopher calls bio-history the crossing of dynamics of life and history. He means their interferences, their arranges and their discords – each others. With bio-politics Foucault means “what lets enter ‘life’ and its dynamics in explicit estimates. Biopolitics uses power-knowledge as a means of transformation of human’s life ”. Life and politics fight without any resolution: sometimes life is the ‘matrix’ and politics is the outcome, sometimes it happens the opposite: there is not a winner in the war between politics and life.
According to Esposito, the struggle between life and politics has particular features in the modern age: he talks about what he calls ‘paradigma immunitario’ that I’d like to translate as ‘immunity paradigm’: in the modern age political power has the duty of preserving life (conservatio vitae). Why the immunity paradigm should be fresh? Did political powers in the ancient age consider conservatio vitae a problem? Of course they did but, for example, in the Ancient Rome human life was considered only as community life. In the modern age human life is only individual life. According to the great philosopher Hobbes, life anytime risks the self-destruction if it is left to its natural way. If the individual wants to preserve his life, he has to deny it. I mean that life needs to renounce to its will of ownership/possession on anything and its will of wild development just to preserve itself: freedom in the modern age is the renounce to its own bio-power, just to let an higher order – the society – to preserve the individual from the risks of life itself. In fact, Hobbes is more the philosopher of peace than the philosopher of war. In the modern age, the modern individual gives himself up to any master just to preserve his life – it is a typical case of our democracies.

The politics in the modern age could aim to become progressist, but it has no mean to become revolutionary. Modern politics can build better schools, hospitals, but according to its nature, it stops any attempt to an excessive strenghtening. ‘Quieta non movere’ may be the ‘slogan’ of the modern age: political powers must preserve life – but they cannot let it to be more than it is now. Political power could enhance some of features of life, but no more: does progressism become a reactionarism?
So the question is: how transhumanism derives from that conservatism? Transhumanism is revolutionary. Modern age is ending with the thought of “end of history”: humanity cannot change, it is as we once see and for all – quieta non movere! Transhumanism is in the opposite side. The dream of modern age is a landing in an era of peace. Transhumanism thinks that human attitude cannot stop to question itself.
In its aim Modern age is will of reduction – transhumanism is will of power. But what is will of power? Does it mean that life wants power or that power develops biological life? Neither of them. Maybe ‘will of power’ means that life does not know any way of being except for a continous development. Will of power needs a little conservatio vitae – life needs to start. However, conservatio vitae is just the beginning, and sometimes there is the necessity of sacrificing it. Development and power have to subordinate anything.

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As I said above, Catholic Church became modern, not only from a technological point of view, but also ‘modern’ as I explained. Consider that catholics, left-winged intellectuals, right-winged conservatives often agree in important topics as artificial intelligence, nanotechnology, biotechnology, ogm etc: there is a conservative spirit from left to right. Yes, the premises of left-winged and right-winged are different, but I don’t give much importance to them: premises are become something ‘conventional’ without any importance in a cultural world that is the same from left to right.
Our movement runs many risks. Consider one of the most important topic of transhumanism: longevism. I think that in the near future Catholic Church will take possession of it.
Catholic doctrine makes a jump from a total despise of life, to a maniacal attachment to it. There are many press and cultural campaigns against eutanasia. Life belongs to God: you must not end it by your will. There is something strange with it! A life that is kept alive by machines, is will of God? Catholics do not consider all these inconsistency: they just become more and more maniacal. So I think that longevism – despite nowadays is condemned by priests – could become one of their most important topics.
We must pay attention to insist on these ‘sensational’ and ‘messianic’ themes: I think that transhumanism needs to think better about self-managed evolution and will of power. We need to make more explicit the concept of will of power to make our descendants in many ways no longer ‘human’.

BIBLIOGRAPHY

- Campa, Riccardo, Mutare o perire – La sfida del transumanesimo, pp 240-241, Sestante Edizioni, 2010
- Esposito, Roberto, Bìos – Biopolitica e filosofia, Einaudi, Torino, 2004
- Foucaul, Michel, Nascita della biopolitica, Feltrinelli, Milano, 2009



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